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“Amore di mamma, hai disegnato la macchina di papà come dicevano i compiti di scuola?” – “Sì mamma”

Essere ricchi non rappresenta di per sé un reato punibile dalla legge“. Questa la decisione del giudice, che chiude un processo per spaccio di droga a carico di Marittimo Scuolanza, disoccupato di Carignate al Membro in provincia di Quassù.

Lo Scuolanza era stato arrestato dopo mesi di pedinamenti. I Carabinieri si erano insospettiti perché l’uomo, disoccupato cronico, aveva un tenore di vita esageratamente elevato. Alla fine, dopo gli accertamenti sul campo, lo avevano colto in flagranza di reato mentre spacciava eroina.

I riscontri patrimoniali dell’uomo hanno confermato che fosse un nullatenente ma che allo stesso tempo avesse denaro a fiumi da spendere nelle più disparate compravendite: da terrei a case, auto di lusso e patatine con sorpresa, nonostante non avesse figli.

Ma il giorno del giudizio il suo avvocato, tale Putrino Scartastorie, aveva avanzato l’ipotesi dell’errore di persona. “Il mio cliente è stato discriminato perché ricco, cosa che non andava giù ai militari della Benemerita. Accusato ingiustamente di avere case e macchine da sogno, crocifisso perché disoccupato e nullatenente. Questa è discriminazione, chiediamo la piena assoluzione“. Questa la sua difesa.

Il giudice, alla fine, gli ha dato ragione, condannando l’Arma al risarcimento dei danni quantificati in 300.000 euro per discriminazione ingiustificata più le spese legali.

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