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Dopo attenti studi e profonde conclusioni, l’Accademia della Crusca si è espressa in merito all’annoso problema della lunghezza esasperante delle parole, soprattutto nell’attuale lingua scritta soprattutto nei social e tramite smartphone.

La fretta è cattiva consigliera ma, soprattutto, è dovuta a perdite di tempo. Per questo abbiamo deciso, senza peraltro stravolgere la grammatica, di venire incontro a questa brufolosa esigenza” dice Gnafaccio Lacacca, presidente dell’accademia.

E così è stato fatto. Secondo l’accademia infatti, l’uso della vocale “u” dopo la “q” di quore è superfluo. “Dopo la “q” non ci può andare altro che la “u”, quindi è inutile specificarlo ed è anzi meglio usarla come vocale sottintesa, una nuova, piccola regola che introduciamo senza pensarci su due volte” ribadisce Lacacca.

Quindi da domani le parole che contengono la “q” non avranno più la vocale “u” ma solo il suono “qu” indicato con “q”. Per esempio “qadro”, “acqistare”, “evaQ” (che peraltro rimane invariato).

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