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Questo tasto è (fonetica) “Esk”, non “Esh”

Dopo un tira e molla durato mesi, finalmente è stato regolamentato l’uso improprio e l’abuso della definizione “Utente di Facebook”. Secondo uno studio dentistico, infatti, l’appellativo viene spesso usato in termini dispregiativi, soprattutto sugli altri social.

Da notare per esempio Twitter, in cui è uso comune indicare come “utente di Facebook” qualcuno che crede a ogni bufala che circola in rete. Allo stesso modo è capitato di assistere, dal benzinaio, a scenette in cui il cliente diceva di aver letto su Facebook che la benzina era diminuita ma non vedeva il calo di prezzo, e il gestore rispondere: “Ah, sei un utente di Facebook? Capisco tutto allora” ma non concedere comunque alcuno sconto.

Da poco, tra l’altro, sta diventando d’uso comune, in fase di diramazione di comunicati stampa, redigerne due: uno generale e uno per gli “utenti di Facebook”. Per questi morivi il ministero per le pari parità ha deciso di cassare l’appellativo come insultante al 70%, per cui dovendolo usare occorrerà fare attenzione alla frase in cui viene inserito.

Per i trasgressori previste pene severissime:

  1. condividere un link con una canzone di Gigi D’Alessio e il commento “La voce degli angeli”;
  2. mettere “mi piace” al profilo di Berlusconi;
  3. scrivere uno status in cui si dica di esser fieri di essere utenti di Facebook.
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