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Nuove professioni: il piatto da portata per sushi

Clamoroso caso di burocratese in Patagonia, dove si erano recati i coniugi Anselmo Lingua, malato terminale, e Gioacchina Panza, promessa vedova. Non potendo chiedere l’eutanasia in Italia, avevano affrontato il viaggio della speranza.

Durante la fase preparatoria, però, qualcosa è andato storto. Infatti le condizioni dell’uomo sono improvvisamente peggiorate e non ha potuto firmare la liberatoria per la propria uccisione. In barba alle norme locali, la donna ha allora firmato l’assenso al suicidio assistito, ma l’ha fatto firmando con il proprio nome e cognome.

Secondo la Legge 1 del 31/12/2014, infatti, l’assenso è valido solo per chi firma e non per i congiunti. Al fine di evitare problemi burocratici ed eventuali crisi internazionali, i medici hanno quindi soppresso la donna.

L’AFEI (Associazione Fuorilegge Eutanasie Illegali) ha presentato ricorso, che è stato respinto perché presentato in forma anonima, non volendo il presidente apparire in quanto l’associazione è illegale.

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