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“Caro? Vedi che avevo ragione io? La nostra è un fuori strada, non un SUV!”

Stava facendo il suo tour, diceva, stava andando a fare un concerto, diceva, erano i suoi strumenti, diceva. Intanto l’abbiamo arrestato quel capellone tossico, poi vedremo se continuerà a fare lo sbruffone“.

Queste le parole di Camillo Ghiozzosubito, comandante della stazione dei carabinieri di Collerana, quando ha presentato l’operazione “Traffico d’organi” alla stampa. Numeri, date, soldi che giravano intorno a un curioso girovagare dell’Allevi per l’Italia con camion carichi di organi e il conto in banca che cresceva tappa dopo tappa.

Adesso rischia il carcere e una pesante multa con relativa squalifica di almeno cinque anni da ogni attività agonistica, Tour de France compreso.

L’accusa è pesante: traffico d’organi di origine non meglio definibile, e violazione di qualsiasi norma igienica. Infatti gli organi stipati nei camion, seppure perfettamente imballati non risultavano contenuti nei rispettivi contenitori refrigeranti.

Scusate, siete sicuri che non sia il primo aprile?” dice l’avvocato dell’Allevi. Ciro Spaccamonnezza, un passante che passava di là con l’aria di cercare qualcuno, è meno prolisso: “Fumo ne avete? Ne volete?“.

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