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C’è crisi, Hellboy si ricicla. L’olio è a destra, l’aceto a sinistra.

La giustizia, quando deve fare il suo corso, fa il suo corso. Ed è una giustizia che si laurea con il pieno dei voti quella che ha condannato a diciotto mesi di carcere Manlio Stenlio, il cacciatore che l’altro ieri ha sparato e ucciso un uomo che stava facendo la cacca dietro a un cespuglio.

L’accusa era pesante: omicidio colposo. Dall’analisi dei fatti, poi, è risultato che la vittima fosse un altro pretendente della donna di cui lo Stenlio si era invaghito, uomo a cui la donna aveva promesso, in un preliminare orgasmico, la patata. Per questo motivo l’accusa è andata sul pesante.

Ma il suo avvocato, tale Pietro Stercofresco, ha avuto una trovata che ha ridotto la pena dai 30 anni richiesti dal PM ai 18 mesi effettivamente inflitti allo Stanlio. Come?

L’avvocato ha dimostrato che il suo assistito ha sparato convinto che dentro al cespuglio ci fosse un cinghiale, per via del rumore molesto (ha scambiato una renza per un grugnito) e l’odore. Per questo motivo, essendo fuori stagione per la caccia grossa, lo Stanlio è stato condannato solo per caccia di frodo.

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